6) Schelling. I tre periodi della storia.

Schelling, come idealista, riteneva che lo schema generale della
storia fosse deducibile razionalmente, a priori. Egli distingue
tre periodi: il primo  stato vissuto come tragedia e destino, il
secondo  quello nel quale la storia appare come le leggi della
natura, il terzo si riveler come provvidenza.
F. W. J. Schelling, Sistema della filosofia trascendentale.

Ora, da quanto detto finora risulta da s quale veduta della
storia sia l'unica vera. La storia nel suo complesso  una
rivelazione e una manifestazione graduale e continua
dell'assoluto. Dunque nella storia non si pu mai indicare una
singola parte in cui sia quasi visibile la traccia della
provvidenza, o Dio stesso. Infatti Dio non  mai, se essere  ci
che si rappresenta nel mondo oggettivo; se egli fosse, noi non
saremmo; ma egli si rivela di continuo. L'uomo reca, per mezzo
della sua storia, una continua prova dell'esistenza di Dio, una
prova che tuttavia pu esser portata a compimento solo da tutta
quanta la storia. Tutto dipende dall'intendere quell'alternativa.
Se Dio , ossia se il mondo oggettivo  una perfetta
rappresentazione di Dio, o, ci che  lo stesso, della compiuta
coincidenza del libero con l'inconscio, allora nulla pu essere
altrimenti da quello che . Ma il mondo oggettivo non  tale. O
forse ch'esso  realmente una compiuta rivelazione di Dio? Ora, se
il fenomeno della libert  necessariamente infinito, allora anche
il completo svolgimento della sintesi assoluta  infinito, e la
storia stessa  una rivelazione mai esaurita di quell'assoluto,
che ai fini della coscienza, e quindi anche solo ai fini del
fenomeno, si scinde nel conscio e nell'inconscio, nel libero e
nell'intuente, essendo per esso stesso, nella luce inaccessibile
in cui dimora, l'eterna identit e l'eterno fondamento
dell'armonia fra l'uno e l'altro.
Noi possiamo ammettere tre periodi di quella rivelazione, e quindi
anche tre periodi della storia. Il principio della divisione ce lo
danno i due opposti, il destino e la provvidenza, tra i quali sta
nel mezzo la natura, che effettua il trapasso dall'uno all'altro.
Il primo periodo  quello in cui ci che  dominante, ancora come
destino, cio come forza totalmente cieca, distrugge freddamente e
inconsciamente anche le cose pi grandi e magnifiche; a questo
periodo della storia, che possiamo chiamare il periodo tragico,
appartiene il tramonto dello splendore e delle meraviglie del
mondo antico, la caduta di quei grandi imperi dei quali ci 
rimasto a stento il ricordo, e la cui grandezza possiamo
argomentare solo dalle loro rovine, il tramonto dell'umanit pi
nobile che sia mai fiorita, e il cui ritorno sulla terra  solo un
eterno desiderio.
Il secondo periodo della storia  quello in cui ci che nel primo
appariva come destino, cio come forza del tutto cieca, si rivela
come natura, e l'oscura legge che in quello dominava appare mutata
almeno in una manifesta legge naturale, che costringe la libert e
l'indomato arbitrio a servire ad un piano della natura, e cos a
poco a poco introduce nella storia almeno una legalit meccanica.
Questo periodo sembra cominciare dall'espansione della grande
repubblica romana, a partire dalla quale il pi sfrenato arbitrio,
che si manifesta nell'universale brama di conquista e di
assoggettamento, legando per la prima volta in generale i popoli
fra di loro, e portando in mutuo contatto quanto di costumi e di
leggi, di arti e di scienze s'era sino allora conservato solo
separatamente fra i singoli popoli, inconsciamente e persino
contro la sua volont fu costretto a servire ad un piano della
natura, che nella sua compiuta evoluzione deve produrre la lega
generale dei popoli e lo stato universale. Tutti gli avvenimenti
che cadono in questo periodo sono dunque anche da considerarsi
come semplici risultati naturali, allo stesso modo che la caduta
dell'impero romano non ha n un lato tragico n un lato morale, ma
fu necessaria secondo leggi naturali, e fu propriamente soltanto
un tributo pagato alla natura.
Il terzo periodo della storia sar quello in cui ci che nei
periodi precedenti appariva come destino e come natura si
svilupper e si riveler come provvidenza, s che anche quanto
sembrava mera opera del destino o della natura era gi il
principio di una provvidenza rivelantesi in maniera incompleta.
Quando comincer questo periodo non sappiamo dirlo. Ma se questo
periodo sar, allora sar anche Dio.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 179-180.
